17 May 2012
 

La Soffitta di Carlo Bordogna


Parafrasando

Stravinskij potremmo immaginare l’orco Kascej che pietrifica anziché gli umani la buca, rendendola “impraticabile”, e l’Uccello di fuoco nelle vesti di un  putt capace di sfatare gli incantesimo dell’orco.

All’attacco del quarto giro ad Abu Dhabi i nostri due Ivan (Matteo e Chicco), ballando come dei veri danzatori russi, sembravano poter ricevere la piuma magica capace di liberare la principessa (leggi una nuova vittoria) prigioniera dell’orco.

E’ ben raro leggere dopo tre giri 83 putt per Chicco (Molinari, 8°) ed addirittura 78 per Matteo (Manassero, 6°). Poi nel mentre nel giro finale Matteo onorava il suo idolo Seve con soli 24 putt e 9 GIR, Chicco rientrava nei suoi ranghi con i suoi 15 GIR per dei conseguenti 33 putt che se anche fossero stati 31 grazie a birdie anziché  bogey al turning point della 15, la piuma magica era ancora ben lungi dal posarsi sul suo cappello.

Tutta la gara è stata avvincentissima e se mai ce ne fosse ancora bisogno attesta che dei nostri si può senz’altro dire “pochi, ma buoni” e dove poi è già scattata la rettifica sia su “pochi” con l’aggiunta di un “mica tanto” sia su “buoni” verso “ottimi”; poi qualcuno di loro è già candidato al “fuori classe” non certo attribuibile al vincitore di turno!

Inevitabile non aver goduto su Sky i tanti momenti di visibilio (tranne un …professore di chimica che, in barba alla filastrocca, avendo “fiutato giusto” se li è goduti de visu) di Chicco e Matteo le cui prime nove del secondo giro e le seconde del terzo del primo, se fossero state registrate rappresenterebbero la più eloquente smentita alla teoria di Bob Rotella (Golf isn’t a game of perfect); mentre la registrazione di tutti gli up&down e degli undici birdie del secondo e quarto giro proiettati in parallelo con altrettanti di Seve ci creerebbero forti dubbi nel riconoscere chi è l’uno e chi è l’altro!

La settimana precedente ho saltato di soffittare Matteo perché, a parte la conferma che i conti si fanno in fondo alle scale (23° grazie ad un 68 finale), o avrei dovuto spappardellare per rintuzzare dei precipitosi commenti apprensivi tipici dei tifosi, oppure avrei dovuto limitarmi a tre parole: il silenzio è d’oro.
Ad accompagnare i danzatori c’era un clarinetto (Lorenzo Gagli,35°) ed un contrabbasso (Andrea Pavan,56°).

Per Pavanone è stato uno scherzo partire all’improvviso con un così ingombrante strumento  e nemmeno si è spaventato nell’aprire per la prima volta lo spartito; difatti in un giro a “mosca cieca” che spiega i soli 9 GIR, buttato via l’archetto chiudeva le buche a jazz pizzicando sia dei birdie sia degli up&down.

Toltosi la benda nel secondo e terzo giro è andato via via migliorando, ma alla fine il peso del tour de force gli ha presentato il conto; accompagnato dal richiamo del direttore di non suonare Stravinskij a jazz gli ha impedito di pizzicare alcunché. Il debutto in orchestra, pardon nella R2D, è avvenuto e penso che d’ora in avanti, dato il suo temperamento, preferirà suonare strumenti a percussione piuttosto che ad arco.

Direi che il clarinetto, che impropriamente viene incluso nella famiglia degli strumenti a tromba anziché in quella dei legni,  è lo strumento ad hoc per Lollo dato che il suo gioco richiama un timbro morbido.

Trovatosi ad accompagnare dei danzatori russi  non ha avuto pressoché occasioni da solista; in qualche battuta cercando di adottare la più difficile tecnica detta “slap tongue” la sua lingua non è schioccata sull’ancia provocandogli i due brutti bogey finali .  Un 35° posto si lascia però alle spalle un bel po’ di coristi costretti al silenzio da Stravinskij. Lollo per contro ama più il jazz e non mancherà occasione di farci ricordare Benny Goodman.

Il mc di Dodo(Molinari) è riconducibile alla regola dell’ostacolo d’acqua (concessione dell’evidenza pressoché certa). Un ingegnere, ancorché creativo come lui, non segue mai l’improvvisazione, ma sempre un metodo. Causa l’infiammazione al polso si è visto costretto ad improvvisare.

Pressoché nessuna eco è arrivata dallo sparo d’inizio del Challenge in India dove il solo soletto Andrea (Perrino) ha mancato il taglio.  

Silenzio non d’oro sulle prestazioni del gruppetto  di amateur  in trasferta sudafricana.

Dalla prima uscita agonistica del dilettantismo femminile in Portogallo nulla di grave in quanto nulla di nuovo, ma visto che la botte Fig è già alquanto piena di professionismo, il non aver mogli ubriache non fa fare brutte figure in società.

Sullo scenario senior (Stage 1) si ritrovano Carlo Alberto Acutis (mc) Adriano Mori e Mauro Bianco (entrambi ammessi alla QS)  che confermano che …il primo amore non si scorda mai; peccato che col tempo rincontrandolo se ne scoprano le inevitabili rughe.

 



 

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