31 Ottobre 2014
 

La Soffitta di Carlo Bordogna


Best Performances

L’enorme ritardo  accumulato nel soffittare più un pc in panne per un certo periodo mi spinge a riepilogare soffermandoti solo sulle “best performances”.

Salto però quella di Matteo (Manassero) a Wentworth perché …..non ha prezzo! Nel suo primo anno di carriera dissi che avrebbe meritato un’onorificenza dal Quirinale come primo contribuente minorenne. Oggi Buckingam Palace potrebbe conferirgli l’OBE come più giovane vincitore di un major in pectore. Inutile domandarsi il “dove arriverà” perché ogni volta che ce lo dimostrerà, MDF potrà gongolarsi nell’averlo detto per primo.

Per quanto mi riguarda un “segnale”, anche se non tal quale a quello del bogey evitato alla 12 di Castellon che mi diede “certezza”, mi arrivò al mattino da quel “siamo tutti lì” di Matteo. Quando lo prendo sul secondo della 11, aggressivissimo, ma che finisce nel collar pronto per “chip in the hole!”,  il “siamo” lo correggo in “sono”:  Matteo e Lee (Westwood). Resto sorpreso  che al posto che in buca il chip finisce lungo ed il putt di ritorno fuori. Resto allibito che alla 12 lisci il birdie da poco più di un metro! Ancora all’oscuro del doppio di Lee, sono preoccupato. Rido all’incredibile birdie di Warren alla 13 perché  un looser resta looser qualsiasi cosa imbuchi. Contestualmente alla rivincita sul chip di Matteo alla 13 (in the hole) arriva il doppio di Lee.  Il “sono” passa al singolare! Il segnale è il drivaccio alla 15, ma dopo il free drop, buca capolavoro e bunker shot che se battuto all’asta da Sotheby raggiungerebbe le 7 cifre. Altro tee shot sbavato alla 16, ma da quel lie Matteo usa il ferro come Michelangelo il martello sul ginocchio di Mosè. Incredibilmente il putt fa però la fine del martello e l’ “adesso parla!” non esce. L’adrenalina si manifestata sul drive della 17, ma il secondo non finisce  a sinistra e le chance del up&down sono ben poche. Arriva il par e mi rassegno al play off con Simon Khan.

Mi è bastato il birdie putt di Matteo alla prima di play off per incartare quello di Simon quasi dato per raggiungere la “certezza” di Castellon con il vantaggio che non sarebbero occorse ancora sei buche!

“Intestarditisi” entrambi nel farla arrivare lunga in bunker piuttosto che corta in acqua, il pari e patta si ripete per due volte. Cambio di strategia  di entrambi e ricerca di raggiungere il green con un colpo liftato.  Spesso basta un colpo per capire la differenza tra due “full member”,  ma tra Matteo e Simon la differenza la conoscevo già e quando  l’uno finisce in acqua e l’altro fa atterrare la palla in green come fosse un piuma, ancor prima della grande euforia, mi esce una ….martellatina “ettepareva”!

Tornando al titolo svetta il nome di Pavanone (Andrea Pavan) che, nonostante il fiasco a Montecchia, si è finalmente messo a parlare …inglese tanto da entrare nei top 15 (11°) dopo il Challenge in Scozia che ha visto Brooks Koepka fregiarsi come Dodo (Molinari) del terzo successo promuovendosi così al main tour a partire dallo Scottish Open dove mi verrà a taglio.

Andrea è in ritardo sul Tour per lacune caratteriali, ma dall’anno venturo il “coatto” sarà solo un ricordo!

Il plotone sul Challenge è un po’ a macedonia: debuttanti, già rodati, retrocessi più un minorenne che non mi convince, ma che aspetto augurandomi di non dover metterei il pollice verso.

Per tifo non lo metto a nessuno, ma che Andrea Perrino (135°) e Federico Colombo (103°)  stiano rullando senza decollare è un dato di fatto.  Marco Crespi (82°) quando poi si tratta di voli a lungo raggio (leggi main tour) resta nell’hangar. Del terzetto Andrea Rota (50°), Niccolò Quintarelli (79°) e Nicolò Ravano (98°), per ora tifo e basta.

Nel odm Alps Tour i primi che si incontrano, e manco poi in posizioni brillanti, sono Gregory Molteni, Alessio Bruschi, Andrea Maestroni. Il dilettantismo si sta inflazionando di passaggi al professionismo; per molti già sarebbe un’impresa passare dall’Atlantico al Pacifico via Canale di Panama; figuriamoci tentarlo via il ben più difficile il cosiddetto passaggio Nord Ovest!

In campo femminile Diana (Luna) sta attraversando una lunga convalescenza, mentre Giulia (Sergas) marcia spedita, aspettando meritatamente la Solheim Cup via o ranking o wild card. Ma questa domenica notte che viene ne sapremo di più. Le poche altre sono …remarquiane!

Qui il dilettantismo deflaziona, ma ….eppur si muove: Giulia (Molinaro); ha vinto sul Symetra Tour,  se ne resta in America  ed il fiasco alla QS del LET è forse stata la sua fortuna!

Alle spalle di Matteo il quintetto non tutto ad archi più piano-forte. Lì vi è seduto Chicco (Molinari) che per ora lo sta suonando più “piano” che “forte” anche se prima o poi una qualche strimpellata soprattutto sui green la darà. Dodo (Molinari) non è a posto fisicamente e quindi è costretto a rinunciare a delle gare ed anche se non si è sposato in tight un qualcosa da far uscire uno dei suoi conigli lo troverà.

Lollo (Gagli) pensava di non stonare scegliendo di fare il componente di un quintetto di fiati; sceltone poi il fagotto si è reso conto che fa rima con il …cappotto tennistico;  ripresosi da poco la viola la sta ancora accordando e presto non stonerà più.

Ale (Tadini) da sempre suona il contrabbasso, ma  spesso e volentieri quando è sul tour, dove va suonato con l’arco, lo suona a jazz con la sola mano destra; il risultato si vede ed i fischi si sentono.

Alla new entry Matteo (Del Podio), promosso al re-ranking al 9° posto, assegno il violoncello; da come lo vidi a El Saler (top ten) nel tempo potrebbe ricordarmi Pablo Casals.

Assai innovativi i principali appuntamenti nel dilettantismo.

Un magnifico Amateur Champ’ship da parte di Renato Paratore, uscito ai quarti, mi riporta alla memoria Enrico Nistri che fece altrettanto, ma mettendola giù d’un duro che la metà bastava!

Della quasi ventina di nostri partecipanti (un vera esagerazione anche se non tutti selezionati) si qualifica solo ….Michelini, quasi subito birillato, che sta facendo l’esperienza americana e dagli score realizzati al Trofeo Agnelli, direi positiva.

Assai più in sordina, giustamente anche in termini di partecipazione, il Ladies British Open Amateur Champ’ship: best performance di Roberta Liti uscita al terzo turno

Quasi in contemporanea si è disputato il Trofeo Marazza : Guido Migliozzi ha letteralmente sbaragliato con quattro score sotto par; strano che quando gioca coi “grandi” renda molto meno visto che le diverse lunghezza  dei campi (se ingiustificatamente adottate) fanno la differenza solo tra i senior!

Neo campionessa una non G.I.N.:  Angelica Moresco; buon segno: da un lato la soddisfazione personale, dall’altro un segnale alle sconfitte che a golf …nulla è dovuto!

Un segnale della crisi arriva dal field; nessuna lista d’attesa e solo 111 partenti contro il numero massimo previsto di 132.

A Monticello nel Campionato Assoluto vince il più giovane: Teodoro Soldati, spavaldo quanto basta, ma per sconfiggere un Giulio Castagnara fuori forma, …bastava anche meno.

Barbara Borin si conquista prepotentemente il titolo, togliendolo alla “socia”  Francesca  Avanzini, ma pur non avendo visto la finale, a dire che nei giorni precedenti ci fosse del tifo per la propria portacolori, direi una bugia.

C’erano assenze giovanili nel field maschile e femminile in conseguenza delle concomitanze di gare all’estero. Il St. Andrew’s Links Trophy dove il fiasco è stato, …inavvertitamente, secretato ed il German Girls Open dove invece il terzetto  di Virginia Elena Carta, Roberta Liti e Roberta Flori hanno fatto una gran bella figura (3°-5°-8°)!

Non altrettanto si può dire dell’Internazionale maschile danese perché il 5° ed 8° posto di Stefani Pitoni e Francesco Testa sono in retrocessione rispetto alla loro leadership dopo il terzo giro. Partecipazione abbondante, con tagli superati e non,  giustificata dal fatto di giocare sullo stesso campo del prossimo Europeo a squadre.

Una capatina clever in Slovenia da parte di Bianca Maria Fabrizio ; ne è tornata con l’argento!

Il gap universale tra golf maschile e femminile continua ad esistere; in quello casalingo sembrerebbe ridursi un pochino, ma non vorrei beccarmi del …femminista!

Ultimo appuntamento oramai assai lontano quello storico a Villa d’Este che quest’anno ha , molto enigmaticamente, registrato un penuria quantitativa e qualitativa di stranieri.

Tabellone quasi tutto italiano già dai quarti, ma Federico Zucchetti ha tolto l’acquolina in bocca a Francesco Testa, sempre gatta difficile da pelare in match-play, che puntava a bissare. Non ho seguito Jacopo Jori nei turni precedenti, ma in finale, pur piacendomi il suo volo di palla, l’ho scoperto col …vizietto: non certo quella del film La cage aux folles, ma quello che a gof capita a tanti; buttarla  “fuori” pressoché tutte le volte che andrebbe buttata dentro.     

Da soffitta a soffitta la macchia nera non è cambiata.  Un odm non più secretato, ma pubblicato è li a dimostrare (ma a fine anno ed in futuro risulterà evidente) che “calderone” era titolato G, e quindi uno ordine ben poco “di merito”, e “calderone” è rimasto titolato H grazie a chi crede di poter fare a meno di know how, integrativi ed incontrovertibili, interni ed esterni! 



 

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